Crowd-funding: dubbi e successi

Si sceglie una professione. O ci si prova, almeno fino ad una certa età e quando si ha la possibilità. Hai scelto di fare il fotografo, anzi il fotogiornalista, e già non ti invidio. Però sei bravo e credi in te e nel tuo lavoro. Hai delle storie da voler raccontare fotografandole. Come fai? Se non hai un cliente che ti commissiona il lavoro, potresti investire su te stesso. Ti finanzi il tuo progetto e poi, ti auguri, lo venderai bene così da poter recuperare i soldi anticipati e forse guadagnarci. Altrimenti?


Tra le poche risposte possibili, da qualche anno si parla sempre di più, anche nel fotogiornalismo, di crowd funding. Ovvero, i soldi te li dà la gente comune. Un interessante articolo di David Campbell, uno dei più attenti osservatori nel campo della fotografia/giornalismo, ha analizzato perplessità e difficoltà di un’idea come questa. Partendo dall’obiettivo del fotografo della Magnum, Larry Towell, di realizzare un nuovo reportage sull’Afghanistan (obiettivo da $12.000 raggiunto e superato), Campbell spiega cosa può insegnare il successo di Towell, oltre a dare lucidi consigli. Per certi versi, l’articolo di Campbell ha sciolto qualche mio dubbio, ma non tutti. Davvero il crowd funding può essere un’idea valida e concreta per il fotografo “novello”? E vogliamo parlare della fattibilità, adesso, in Italia?
E poi, c’è l’attesa per l’imminente lancio di Emphas.is, previsto per il 1 febbraio.

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