Roger Ballen & Die Antwoord

Alto, scheletrico, silenzioso, diretto nello sguardo e tremendamente e piacevolmente inquietante. Roger Ballen si aggirava quest’estate per i giardini dell’Angkor Photo Festival, a piedi nudi. Ho sempre avuto un’attrazione per le fotografie di Roger Ballen. Soprattutto per il suo mondo bizzarro e i suoi personaggi, figli a modo loro anche delle bizzarrie incontrate, raccolte e amate da Diane Arbus. Parlare con lui qualche minuto non mi ha permesso di poter scoprire qualcosa di più su di lui, che già le sue opere non facciano, ovviamente.

Il gruppo hip hop Die Antwoord, sudafricano come Ballen, è invece riuscito ad entrare nell’atemporale angosciante mondo in bianco e nero del fotografo nel loro nuovo videoclip “I Fink U Freeky“.
C’era un solo modo che ciò potesse accadere, ed è ciò che è accaduto: è Roger Ballen il regista del video.

“I Fink U Freeky” video by Die Antwoord. Directed by Roger Ballen

Sul blog Photo Booth della rivista New Yorker, è stato pubblicato un post interessante su fotografi prestati occasionalmente e no (come Anton Corbijn) al videoclip. Jessie Wonder, l’autrice del post, comincia il suo elenco con il video di Roger Ballen.

“Ballen told me that he’s known the band members Ninja and Yo-Landi for years, and that he’s long wanted to make a video for them. “Unfortunately, they were living in Cape Town and I in Johannesburg, and as a result the logistics never seemed to have worked out,” he said. On New Year’s Eve, though, he took a photograph of Die Antwoord for the New York Times Magazine, and they decided to finally make it happen. Two weeks later, the video for “I Fink U Freeky” was in the can. “We started with my photographs for ideas and then mimicked them in the sets,” Ballen told me. “Most of the sets started with almost a ‘Roger Ballen still life’ and then expanded on the particular theme cinematically. In many aspects, a great work of cinema contains an abundance of powerful still images.”

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The Wall

Berlino. Davanti all’East Side Gallery, il pezzo di muro più lungo rimasto in piedi, c’è l’arena dove Roger Waters ha ricostruito e poi abbattuto The Wall. Un’opera monumentale che ascoltata e vista nella capitale tedesca, dopo quello del 1990 a Postdamer Platz quando ancora non c’era nulla, fa un effetto strano. Indescrivibile. Non siamo 350.000 come quella volta, finalmente uniti dopo anni di separazione, ma le suggestioni e il messaggio vanno oltre la guerra fredda.

Il muro. Mattone dopo mattone diventa lo schermo bianco di centinaia di fotografie, a volte video (come lo spezzone dall’Iraq di  Collateral Murder divulgato da Wikileaks) e animazioni (come la bambina con i palloncini di Banksy che supera ogni barriera). Ma sopratutto fotografie che lo stesso Waters aveva chiesto al suo (e non solo) pubblico di tutto il  mondo. La collezione ha un nome: Fallen Loved Ones e, a partire dalle foto dello stesso padre di Waters (ucciso ad Anzio durante le Seconda Guerra Mondiale, quando l’artista inglese aveva poco meno di un anno) rappresentano centinaia di donne e uomini uccisi, torturati o arrestati in decenni continui di guerre, soprusi e violenze collettive.

Nel 1979 la storia di Pink raccontata da Roger Waters era la storia di un muro eretto tra il singolo e la realtà, ma oggi (come d’altronde anche allora e sempre) i muri da abbattere sono anche nei pregiudizi sociali, nelle disuguaglianze economiche e nei capricci di politicanti che, ogni giorno, costruiscono mattoni su mattoni. O lastre di cemento alte oltre 5 metri.

Quanto sarebbe bello vedere ancora Roger Waters. Magari a Gerusalemme!

Il caso Vampire Weekend

I fatti: i Vampire Weekend sono una band indie americana. Due album all’attivo e il 2010 è stato per loro un anno d’oro: grandi incassi, concerti sold out e ottime recensioni dalla Gran Bretagna all’Australia (ndr. in Italia non hanno lasciato un gran segno). I recenti fatti di cronaca: il secondo, ed ultimo, album, Contra, è al centro di un caso giudiziario. Per la precisione, è la fotografia di copertina ad aver suscitato interessi di vario tipo.
E’ una Polaroid e ritrae una bella ragazza dai lunghi capelli biondi, un pò spettinati. La polo panna Ralph Lauren, con il colletto sgualcito, rimanda ai denti chiari e perfetti che si mostrano dal sorriso smorzato e rapido. Rapiti invece i grandi occhi chiari, ironici, sorpresi e fissi sull’obiettivo della Polaroid. Prima di sapere chi ci fosse dietro quell’obiettivo, la curiosità di molti era rivolta proprio sulla donna. Chi è? Come si chiama? Un mistero per settimane e risposte vaghe dei giovani della band di New York.
Dopo qualche mese, finalmente, si fa viva la donna e chiede ai Vampire Weekend la cifra di 2 milioni di dollari per uso commerciale non autorizzato della sua immagine. Panico. I legali rivedono le carte e a loro risulta di aver ottenuto una liberatoria firmata dalla donna e consegnata dall’autore della fotografia, Tod Brody. Etichetta e band insomma chiedono a Brody di assumersi la responsabilità di spiegare l’origine della liberatoria. E pagare i danni. A quanto pare il fotografo ha incassato 5 mila dollari dalla vendita della foto all’etichetta.
La donna si chiama Ann Kirsten Kennis ed è una ex modella. Secondo lei, la liberatoria apporta una sua firma falsificata dallo stesso Brody pur di vendere quella immagine che, sempre nella versione di Kennis, non è opera sua bensì si tratterebbe di una fotografia privata della donna. Insomma l’autore della Polaroid sarebbe la madre della modella, a casa loro nel 1983, e che Brody se ne sia impossessato furtivamente. Dal canto suo, Tod Brody conferma solo l’anno dello scatto, ma racconta un’altra storia. La foto è stata realizzata durante un casting di modelle per uno shooting di moda. Nell’epoca pre-digitale nella moda e non solo, infatti, era uso comune fare migliaia di Polaroid per selezionare modelle, abiti, accessori, ecc. Quindi, secondo il fotografo, la Kennis è stata ritratta consenziente e che può portare diversi testimoni presenti quel giorno. Sarà pure stata consenziente, ma chi sa se Brody riuscirà a dimostrare di aver avuto il via libera per l’utilizzo dell’immagine in questione per usi commerciali, anche dopo 28 anni.
Oggi, PDN riporta la notizia che gli avvocati del fotografo abbiano deciso di non seguire più il loro cliente perché sempre irreperibile telefonicamente e quelle poche volte che lo fa il tono è poco collaborativo.
Ann Kennis, i Vampire Weekend e ora i suoi ex avvocati lo stanno cercando.
Mi chiedo: come sarà il prossimo album dei Vampire Weekend? E la copertina?

©Tod Brody vs ©2 Ann Kirsten Kennis's mother

LaChapelle vs Rihanna

©Radaronline

Ben altri processi possono meritare morbose attenzioni. Sesso, soldi e potere. Ma anche certa stampa da distruggere, probabili minorenni e, tanto lattice e colori esplosivi. No, almeno per il momento il Tribunale di Milano non c’entra e la competenza è della corte di Manhattan. Uno dei fotografi viventi più quotati (e sopravvalutati) al mondo, David LaChapelle, ha citato in giudizio la pop star Rihanna. L’accusa alla cantante, alla sua etichetta e alla regista del nuovo video di Rihanna, S&M, è di aver esplicitamente utilizzato immagini che violano il diritto di copyright. Secondo gli avvocati di LaChapelle, Read More

Rock & Fotografia – Intervista a Mattia Zoppellaro

Patti Smith, New York, 2010 ©Mattia Zoppellaro for Rolling Stone

Mattia Zoppellaro non è solo un ritrattista di icone rock. E’ bravo anche a raccontare storie. E non solo le “tribù urbane” (termine quasi spregevole), ma ci ha fatto conoscere carcerati, anziani invisibili e i sobborghi, soprattutto i loro abitanti di ogni tipo e status. Anzi, non soprattutto, sempre. Zoppellaro è bravo e ama la gente, o almeno ama fotografarle. Siano rockstar o senzatetto di Hackney.
Proprio da qui, Londra, ha risposto seccamente e in modo diretto a tutte le domande che gli ho mandato. Partiamo dalla Gran Bretagna. Read More